PROF.DUILIO SIRAVO OCULISTA - RETINA ARTIFICIALE
   
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Un microchip impiantato nella retina, con risultati incoraggianti, ridà la speranza a chi non vede. Verrà sperimentato a Pisa.


Visione artificiale, microchip retinici, occhio bionico: termini che non hanno più nulla di fantascientifico. Dopo una fase di sperimentazione, infatti, il microchip retinico potrebbe essere disponibile fra poco anche in Italia. Accadrà a Pisa, presso l'unità operativa di chirurgia oftalmica dell'Azienda ospedaliera universitaria.


Il protocollo dei test è rigoroso: i 15 pazienti candidati devono essere maggiorenni, avere visto almeno fino ai 6 anni di età, non vedenti da entrambi gli occhi in seguito a una retinite pigmentosa. In questa malattia la retina, membrana fotosensibile che riveste la parte posteriore dell'occhio, non raccoglie più le immagini da inviare alla corteccia cerebrale, mentre il nervo ottico è sano: fattore indispensabile per procedere con l'impianto. I due modelli della sperimentazione italiana sono l'Argus 2, dell'americana Second sight medical products e l'Alpha, della tedesca Retina Implant. Non è stato ancora deciso quale partirà: se l'Argus 2 (oggetto di trattati con la società americana) oppure l'Alpha (in attesa dell'ok da parte del comitato etico).
"Nell'Argus 2 una minitelecamera montata su occhiali speciali capta le immagini e le trasmette wireless al microchip, inserito sulla zona centrale della retina; il chip le trasforma in impulsi elettrici inviati lungo il nervo ottico alla corteccia occipitale cerebrale, sede della visione (spiega Stanislao Rizzo, direttore della UO chirurgia oftalmica e responsabile della sperimentazione. Secondo uno studio internazionale su 32 persone, alcuni pazienti hanno avuto un recupero della "ambulatory vision": la capacità di muoversi in un ambiente conosciuto, riconoscere oggetti, vedere i contorni di figure, seguire una linea tracciata sul pavimento. In bianco e nero. "Per chi è abituato a vedere sembrerà poca cosa, ma per chi da anni vive nel buio è un grande risultato" dice Rizzo.
Nell'Alpha, invece, il chip è impiantato nell'occhio, sotto la retina, nella stessa posizione dei recettori, e non richiede telecamera esterna. Nello studio pilota, coordinato dall'università tedesca di Tubinga, e al quale ha partecipato l'équipe di Pisa con tre centri europei, 11 pazienti sono riusciti a distinguere le forme chiare da quelle scure e tre hanno riconosciuto oggetti su un tavolo. A questo punto, quali gli scenari futuri? "L'obiettivo è aumentare il numero degli elettrodi contenuti nel chip, per avere una definizione migliore, fino a riconoscere i volti" prevede Rizzo.
C'è un'altra novità: è allo studio, in casi di visione ridotta o assente di natura genetica o causata da malattie della retina, una lente a contatto capace di catturare la luce e ritrasmetterla a un microchip nel cervello. E' un dispositivo bionico made in Usa e in Italia lo stanno testando Duilio Siravo della Seconda università di Napoli e Sergio Scalinci Zaccaria, direttore del Centro per l'ipovisione all'Università di Bologna. "La lente(SIRAVO), posta in un solo occhio, bypassa il bulbo oculare tramite un ricevitore wireless impiantato sulle vie ottiche e/o cerebrali, a livello occipitale esterno" precisa Scalinci. "I circuiti elettronici inseriti nella lente sono costituiti da un nanostrato di metallo, minuscolo come 1 millesimo del diametro di un capello, montato su uno strato flessibile per essere agilmente applicato all'interno dell'occhio.


Nei due centri italiani la lente ha evidenziato la capacità di recuperare diversi pixel, senza effetti collaterali o reazioni avverse. Il progetto sarà presto esteso all'uomo. I risultati attesi? "La possibilità di svolgere anche attività quali navigare nel web e visualizzare immagini al computer" conclude SIRAVO.

Possibile futuro impiego di Lenti a Contatto (LAC) Bioniche nella cura della Ipovisione

SIRAVO
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